Perché l'abete naturale ?

La Tradizione

La tradizione cristiana dell'albero di Natale è molto antica (VII secolo D.C) ed è legata al missionario inglese San Bonifacio. Negli anni della diffusione del cristianesimo nelle regioni dell'Europa centrale questo missionario si recò in Germania per operare la diffusione della fede; in quei luoghi, durante il mese di dicembre incontrò un gruppo di persone intente a sacrificare un bambino al proprio dio pagano sotto una grande quercia. Bonifacio avvedutosi di quanto stava per accadere immediatamente liberò il bambino e poi abbatté la grande quercia. Ai suoi piedi venne trovato un piccolo abete che il missionario tagliò ed affidò alla gente del luogo come simbolo di vita; a quell'albero venne dato il nome di "albero di Gesù Bambino".

La storia continua quando Martin Lutero (1483-1543) alla vigilia di Natale passeggiando nelle campagne scorse un alberello di abete tutto lucente e allora, pensando alla Natività decise di portarlo a casa e di decorarlo con delle candele accese; lo chiamo "albero di Natale" : l'albero sempreverde gli ricordava la vita che continua anche d'inverno quando gran parte della natura pare morta.

La tradizione dell''albero di Natale è dunque tipica dei paese anglosassoni dove la ricchezza del materiale forestale ha ispirato la fantasia delle popolazioni locali. Anche in Italia l'usanza si è consolidata nel tempo ed ha assunto pari dignità con il più autoctono allestimento del presepe;

La Salvaguardia del Territorio

Acquistare "l'albero naturale" non significa solo rispettare la tradizione ma anche salvaguardare il territorio perché trattasi di una coltivazione che, nel rispetto del delicato equilibrio dell'ambiente montano, può rappresentare un'ideale forma di utilizzo dei terreni marginali di media collina e montani altrimenti destinati all'abbandono e al conseguente degrado idrogeologico.

Un'attività, quella della coltivazione dell'albero di Natale, che in Italia coinvolge oltre 1.000 aziende agricole e 10.000 addetti nella filiera.

Oggi proprio in Casentino, la storica vallata toscana da cui si origina l'Arno, è la zona di produzione più importante a livello nazionale per l'albero di Natale.

Sono decine le aziende produttrici che qui, da oltre un trentennio, svolgono attività vivaistica specializzata nella produzione dell'albero di Natale con professionalità e profondo rispetto dell'ambiente. I terreni che occupano i vivai in molti casi un tempo ospitavano colture tradizionali delle zone montane, quali cereali e foraggere, oggi spesso in disuso. Tali situazioni sono state recuperate proprio grazie alla razionale coltivazione degli alberi di Natale. Ciò ha permesso di evitare quell'incuria che preclude al verificarsi di problemi idrogeologici in zone dall'equilibrio estremamente delicato e instabile come gli Appennini.

Il Rispetto per la Natura

La produzione degli alberi di Natale proviene da una normale attività agricola di tipo vivaistico.

Nel corso degli ultimi anni durante la campagna di commercializzazione degli alberi di Natale si sono periodicamente verificate delle campagne di informazione contro l'impiego delle piante di abete "vere" a favore di quelle sintetiche in quanto ritenute più "ecologiche".

Tali campagne informative tuttavia sono fondate sull'assoluta ignoranza di quelli che sono i metodi e soprattutto i luoghi di provenienza delle vere piante di albero di Natale; infatti è estremamente importante far conoscere quali sono le modalità con cui viene conseguita la produzione per sfatare una volte per tutte quella che risulta essere una vera e propria campagna persecutoria priva di fondamento, contro una produzione dalle caratteristiche estremamente ecologiche e soprattutto rispettose del patrimonio forestale.

Gli alberi di Natale vengono coltivati in terreni appositamente dedicati all'attività vivaistica il cui esercizio risponde ad una precisa regolamentazione (L. 987/31 e L. 55/95)

I terreni che occupano i vivai di abete in collina e montagna sono spesso terreni che in precedenza occupavano colture tradizionali oggi non molto remunerative e che altrimenti verrebbero abbandonati procurando notevoli problemi per la stabilità idrogeologica degli appezzamenti di collina.

Gli abeti di Natale non vengono quindi presi dai boschi ma normalmente coltivati come una qualsiasi pianta da vivaio ornamentale o da fiore e costituiscono una coltivazione rispettosa dell'ambiente in quanto contribuiscono con il loro verde a dare vita a zone altrimenti brulle e desolate soggette al degrado. 

Ecologia

Confronto tra l'impatto ambientale per la produzione dell'albero di Natale di plastica ed i benefici ambientali della coltivazione dell'albero vero

 

 CONSUMI ALBERO DI NATALE IN PLASTICACONSUMI ALBERO DI NATALE VERO 
Per fare 1 Kg di plastica servono:

 

- 2 Kg di petrolio
- 17,5 kg d'acqua
- 40 g di idrocarburi
- 18 g di monossido di carbonio 
- 2,3 Kg di anidride carbonica (CO2)

 

Per un albero di Natale di plastica medio di 10 Kg servono:

 

20 Kg di petrolio 
23 Kg di CO2 emessa in atmosfera 

 

 

Stimando una vendita annuale degli alberi in plastica pari a 500.000 unità, i consumi annuali complessivi per la produzione sono:

 

 

- peso plastica: 5.000.000 Kg 
- acqua consumata: 88.500.000 litri 
- idrocarburi emessi: 200.000 Kg 
- ossidi di zolfo: 125.000 Kg 
- monossido di carbonio: 90.000 Kg


- anidride carbonica emessa: 11.500.000 Kg 
- petrolio consumato: 10.000.000 Kg 

 

(esempio di 1 ettaro, pari a 10.000 piante)

- ciclo di produzione: 5-6 anni 
- consumo medio di fertilizzanti: 4 quintali ad ettaro (in 6 anni) 
- consumo medio di fertilizzanti per pianta: 40 g

 

Altri mezzi tecnici utilizzati per la coltivazione:

- gasolio per lavorazioni e diserbo: 50 Kg/ha (a pianta: 5 g) 
- diserbo chimico (raramente effettuato, con molecole a residuo zero): 2 litri per tutto il ciclo (a pianta: 0,2 g) 
- la produzione di 1 kg di fertilizzante sintetico richiede 1 kg di petrolio, analogamente per la produzione di diserbante.

 

Consumo di petrolio per ogni pianta:

 

- fertilizzante: 40 g 
- diserbante: 0,2 g 
- lavorazioni varie: 5 g

Tot per pianta: 45,2 grammi di petrolio 
Tot per 500.000 piante: 22.600 Kg di petrolio

 

Anidride Carbonica emessa  
per pianta: 103 g 
per 500.000 piante: 51.500 Kg

 

Dobbiamo considerare inoltre che le piante, per loro natura, sottraggono CO2all'atmosfera trasformandola in ossigeno. Possiamo assumere che un vivaio di alberi di Natale da 4° a 6° anno assorbe circa 1,5 tonnellate di CO2 per ettaro.

 

CO2 assorbita all'anno: 
- per pianta: 150 g 
- per 500.000 piante: 75.000 Kg

 

Bilancio totale CO2 per la coltivazione di un albero di Natale vero:

 

CO2 assorbita per accrescimento: 150 g  - 
CO2 emessa:                                  103 g =                                    
CO2 tolta dall'atmosfera                   47 g 

 

Considerando che nel ciclo annuale sono mantenuti in coltivazione costantemente almeno 2 milioni di alberi di Natale, abbiamo un contributo positivo alla diminuzione dei gas serra pari a 94 tonnellate (di CO2)
fonti:
- Marco Roselli, "Analisi del comparto vivaistico di produzione di alberi di Natale nel comprensorio casentinese (Provincia di Arezzo) e strategie".  
- Paul Mc Rande, "The Green Guide in state of the world", 2004; Analisi effettuate sui suoli in coltivazione dal "Consorzio per la valorizzazione dell'albero di Natale in Casentino", dati dimostrabili